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Una storia di Mrhappy

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L'ULTIMO GIORNO D'ESTATE

"Lontano. Una parola che ai giorni nostri è alquanto inutile ma spesso si abusa di essa"

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7 minuti

Pubblicato il 14 ottobre 2018 in Storie d’amore

Tags: #estate #fine #lettera

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Ero consapevole dei giorni in cui io e lei potevamo stare insieme, pensavo già a quando sarebbe salita sul treno e il fischio del capostazione l’avrebbe portata lontano da me. Lontano da me. Lontano. Una parola che ai giorni nostri è alquanto inutile ma spesso si abusa di essa. Non c’è lontananza a separare l’amore, soprattutto se l’amore è forte, soprattutto dopo tutte quelle promesse, soprattutto dopo quei baci, quel divorarsi le labbra e non smettere mai di farlo, soprattutto dopo aver tenuto la mano ad una persona al tramonto, ridendo di tutto ciò che prima ci faceva paura ma adesso non era più nulla, solo uno stupido passato. Il nostro amore era più forte della paura. Il treno quella volta giunse in direzione sud, lei era da me. Era la seconda volta che avevamo occasione di stare insieme. La prima volta ero stato stronzo con lei perché per quanto ne fossi innamorato ero consapevole che non sarebbe più tornata e quindi mi sarei abituato a non vederla più. Una semplice storiella di qualche giorno, breve ma intensa, tipica storia estiva. Ma sono sempre stato un pessimo scommettitore. Lei era lì, più bella che mai, aveva fatto tanti chilometri solo per me e quindi capì che la cosa era seria, sarei stato serio. La storia potrebbe anche finire qui per me perché a volte scrivere ciò che si vive è quasi impossibile, le emozioni non riesci a trasmetterle a pieno in un testo, ma ci provi, a mente fredda però. Scrivo oggi, 20 settembre, l’ultimo giorno d’estate. Scrivo dei nostri giorni, del nostro amore. A volte un luogo può sembrare la cosa più banale del mondo ma per me non è così. In alcuni luoghi hai bei ricordi. Di quel luogo ricordo mio padre che me lo fece scoprire tra le tante escursioni e passeggiate quando avevo solo 10 anni, ricordo le mie prime scopate, ricordo i miei primi baci, ricordo l’estate. Ma quel luogo adesso mi ricorda una cosa molto più importante, mi ricorda della nostra promessa, del nostro primo bacio, della prima volta in cui mi sono fidato di una donna, della prima volta in cui mi sono aperto completamente ad una donna. Mi tenevi tra le tue braccia, nonostante fossimo coetanei io mi sentivo un bambino indifeso. “So cosa si prova, ti prometto che non finirà mai tutto questo, io e te siamo l’altra metà della mela”. Disse lei. “Io ti giuro che non soffrirai mai più in vita tua, finchè ci sarò io al tuo fianco.”. Eh già, entrambi con i propri casini, simili e di merda. Ma con la consapevolezza di poter stare bene insieme perché sapevamo cosa era giusto per l’altro. Quel luogo lo ricordo anche perché per la prima volta ci siamo tenuti per mano. Ho una foto di noi due in quel posto e quando la guardo sorrido. Sembravamo due turisti imbranati nonostante conoscessi quel luogo alla perfezione. Poteva essere una delle tante escursioni da fare insieme. Poi arrivarono le notti. Ah, che belle notti. Notti che prima di te mi facevano paura e bevendo del rum e un po’ di vino cercavo di sconfiggere i miei pensieri e i miei fantasmi, ma c’eri tu con me. La notte amavi stenderti sul lato sinistro del letto, amavi il modo in cui io ti accarezzavo i capelli. Prima di addormentarmi ti guardavo e pensavo: “Ma come fa a stare con uno come me?”. Ma nonostante questo io non mi sono mai sentito insicuro (con lei), non ero geloso. Erano notti di cene e vino, di sguardi, di baci, di promesse, ogni volta che i miei occhi incrociavano i suoi si spegneva tutto intorno. Eravamo noi due, non esisteva nient’altro. Non esisteva la puzza di piscio vicino ai cessi di quella squallida discoteca, non esistevano le persone che tristemente si divertivano. Niente di tutto questo. IO E TE, STOP! I pomeriggi li passavamo passeggiando mano nella mano tra una scogliera e l’altra e parlavamo con i nostri amici, senza staccarci un attimo. Cose quotidiane. Tra una partita a racchettoni e una a carte era un piacere venire a baciarti. Questo è solo qualcosa di ciò che è successo in quei giorni, sono le basi necessarie a capire tutto, a volte i dettagli non contano perché si era troppo impegnati a viverli. Poi arrivò quel maledetto mercoledì e il suo treno era diretto verso nord stavolta, direzione opposta alla mia. Avevamo fatto un giuramento: non sarebbe stato l’ultimo bacio quello. Ma forse sapevamo tutti e due che non era possibile, io preso dal mio trasferimento e dall’entusiasmo di vivere per la prima volta da solo e di cambiare città, abbandonare la città che mi ha dato i natali; lei presa dalla sua diffidenza verso l’uomo. Ma si fidava di me, almeno fino a ieri. Il resto del mese lo abbiamo passato a ricordare. Io nel luogo che è stato teatro del nostro amore, lei nella sua città natale. Giorni intrisi di malinconia passati a chiacchierare con gli amici. Per il resto dei giorni di agosto e settembre ci siamo sentiti telefonicamente, anche per 3 ore di fila. Eravamo innamorati, non vedevamo l’ora di stare insieme e lo si capiva dal modo in cui avevamo bisogno l’uno dell’altro, dalle nostre parole, dai nostri discorsi: “Andiamo in Portogallo o in Spagna? Torniamo a Berlino?”. Tanti progetti, che finivano sempre con noi. Parlava alle persone di me come il suo ragazzo e lo facevo anche io. La settimana scorsa siamo partiti entrambi; io in cerca di una casa che finalmente ho trovato, lei a trovare un’amica. Eravamo distanti, ma lo eravamo comunque già prima. Poi un fulmine a ciel sereno. Il ritorno. Non c’erano più promesse o parole d’amore, qualcosa le ha offuscato la mente, pensieri negativi. Me lo sentivo. Era nell’aria. “Non sono più sicura di voler stare con te”. Una frase che mi spiazza, non so che dire. Non posso fare niente perché sono sempre stato impeccabile con lei. L’unica cosa che posso dirle è: “Le cose si fanno in due, se è questa la tua decisione io devo farmi da parte”. E’ appena iniziato l’ultimo giorno d’estate. Dopo tante delusioni avevo deciso di essere razionale, soprattutto in questo periodo, che per me è di cambiamento. Niente sentimento, solo ragione. Con razionalità stavo andando avanti e mi trovavo bene, non ero completo ma ero concreto, iniziavo ad avere una visione chiara delle cose. Ma quando senti qualcosa dentro di te, quando sei un romantico dalla testa ai piedi, quando uno sguardo non ti fa capire niente, come fai ad essere razionale? E così, il sentimento ha prevalso di nuovo in me. Non mi pento di niente, sono ancora innamorato di lei. Ti auguro tutto il bene di questo mondo perché in questo breve periodo mi hai dato la forza di prendere decisioni importanti, di affrontare le sfide della vita e hai fatto di me un vincente. L’ultimo giorno d’estate sta per terminare, già mi manca parlare con te, sapere cosa hai fatto, cosa hai mangiato. La mia valigia ieri era già pronta. Direzione nord. Direzione TE. Continua ad andare avanti l’ultimo giorno d’estate, ho appena finito di lavorare, ora ho una valigia da disfare. In quella valigia non c’erano solo abiti, c’era un altro me, c’era la consapevolezza di non essere più un chiacchierone, la consapevolezza di essere maturo, la consapevolezza di non aver paura, la consapevolezza di aver scelto e la sicurezza di quella scelta. L’ultimo giorno d’estate volge ormai al termine, tutto è iniziato con te e tutto è finito con te. Apro una birra con due amici, si parla delle solite stronzate ma almeno ci si tiene compagnia a vicenda. Domani sarà autunno, tu non ci sarai, inizierà per me una nuova vita. Non so come sarà ma per adesso vado avanti, ci provo almeno. Grazie per esserci stata, grazie per essere esistita. Grazie di tutto. L’estate per me da oggi in poi sarai tu, senza te quel luogo non avrà più senso. Buon autunno mia dolce ragazza delle colline dai capelli neri.


20/09/2016

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