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Una storia di CinziaMarchese

Nel mare d 'Irlanda

niente è impossibile se lo vuoi davvero

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5 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2019 in Storie d’amore

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NEL MARE D’IRLANDA




“…Il mare d’inverno, è come un film in bianco e nero, visto alla TV.” Mi ritornavano in mente i versi della famosa canzone di Loredana Berte, proprio adesso che, davanti ad uno scenario, d’ineguagliabile bellezza, prendevo atto che la mia scelta era stata più che giusta. Ero in Irlanda finalmente, alloggiato in Accommodation light house a Claire Island, su una scogliera ibrida, flagellata dal vento. Il mio caro amico Giulio, mi aveva ben consigliato: pomeriggi interi spulciando offerte sui siti Internet ed ecco ciò che faceva per me. Un faro. Magari ad illuminarmi la vita. Mi sentivo davvero incasinato, non lo davo a vedere ma, sarebbe bastato un nonnulla per innescare la miccia e poi BOOM! Dovevo ritrovare me stesso. Avevo lasciato in Italia la mia compagna Sara e i suoi bambini, con la scusa di aver bisogno di una pausa. Lei, non l’aveva presa bene, e so che rischiavo, al mio ritorno, di ritrovarmi la porta chiusa in faccia ma questa non era la mia vita, non quella che volevo: una sistemazione di comodo dove ingoiavo e tacevo. Allargai le braccia, inspirando tutto l’ossigeno iodato che potevo, e passai a sistemare oggetti personali ed indumenti dalla sacca verde militare. Due ore al tramonto, niente orari da rispettare, sorrisi forzati da emulare. Solo il mare d’Irlanda! Scorsi un corridoio tra le rocce fatto di gradini sconnessi: chiusi la giacca a vento rossa fino al collo, calcai il berrettino di lana sulla testa e con la digitale al collo, intrapresi il sentiero. Ad ogni gradino fatto, sentivo un senso di leggerezza e di pace immensa, il mare mi sussurrava i suoi remoti segreti ed io di rimando i miei: arrivai su di un piccolo lembo di sabbia e sassolini e mi fermai poco distante, su uno spuntone roccioso. Cosa fotografare? Tutto m’affascinava: il volo d’un gabbiano solitario, gli sprazzi selvaggi delle onde contro le rocce, l’orizzonte combaciante allo zenit mare e cielo poi un uomo vestito di blu che dall'alto del costone, segnalava la sua presenza. Rimasi un secondo impietrito, una visione reale? Udivo un eco melodioso e lontano, ero in una dimensione trascendentale, il mare cullava e miscelava tutte le mie ataviche paure, paradiso naturale, incontaminato, senza spazio né tempo. Sembrava che ad ogni scalino fatto fino in spiaggia era come se utilizzassi un procedimento magico per sentirmi più vicino al nomade che in origine sono. Qui, solo con l’unico rumore delle onde mi abbandonavo ai flutti di un mare che si ergeva dal fondo di una grande verità: e fu allora che, tra i riverberi del sole nell'acqua rividi lei, il suo sorriso dolce e paziente, la delusione dipinta sul suo volto quando mi negai. Lei che m’aveva sempre aspettato, silenziosamente, amorevolmente ed io, con la mia ipocrisia, avevo rovinato tutto. Non Sara, ma lei, la donna dei miei sogni. E se i sogni si possono avverare, io al contrario, avevo fatto in modo di annientarli, piantando i piedi ben saldi in terra. “ Meglio l’uovo oggi che la gallina domani ”. Ero convinto d’averla trovata ma Sara riusciva solo ad innervosirmi, con le sue regole, i suoi dispotismi. Strinsi forte le braccia conserte, io naufrago: il sole era calato, dovevo risalire. Man mano che mi avvicinavo al faro, vidi l’uomo in blu. “ Salve, benvenuto a Claire Island! Mi chiamo Guaire Mc Brian ”. Un attempato sessantenne con una fisarmonica in spalla porse la mano e mi sorrise. “ Il mio nome è Andrea Galati, venga dentro, prego ”. L’ inglese era fluente ed il misterioso ospite sembrava capirmi fin troppo bene. Feci cenno alla fisarmonica e lui mi spiegò che era solito venire, in Febbraio sull'isola, da ben trentacinque anni: intonava pezzi di antiche melodie celtiche sul costone prospiciente al faro, guardando il mare. “ Sai Andrea, la mia storia è triste ti va d’ascoltarla? ” Annuii e mi disse che aveva lasciato sull'isola la donna che amava, non essendo pronto ad un legame, lui giramondo: lei non aveva retto al dolore, si era lasciata andare tra i flutti, con in mano una bottiglia di vetro. Si vocifera vi avesse scritto qualcosa, un messaggio disperato e di speranza, ma il mare pietoso, aveva restituito solo il suo corpo, esanime. Quando aveva saputo, la sua vita era cambiata: lasciandola aveva perduto il vero senso della vita, lì a portata di mano. “ Il pezzo che suonavo prima era il suo preferito ”. Ora mi era chiaro! Giù in spiaggia era il suono della sua fisarmonica che aveva rapito i miei sensi, l’assolo di chi ha capito troppo tardi. Cenammo insieme, poi, andò via, curvo in spalle. Il faro accesosi nel buio, proiettava fasci nell'acqua increspata e minacciosa. Ripensai al vecchio, alla musica, a me. Tra i bui fondali vidi un luccichio giù tra gli scogli: mi coprii bene, presi una torcia rifacendo il percorso tra le rocce; agii d’istinto, ed afferrai in un antro una bottiglia avviluppata da alghe e incrostazioni. Le mani mi tremavano, il vento mi scuoteva: risalii in gran fretta e quando fui nel faro, estrassi dalla bottiglia una pergamena e cominciai a leggere incuriosito.<Amore mio, nel mare sono nata, cresciuta, l’ho amato e odiato. Davanti a lui ho visto le stelle riflettersi nei tuoi occhi solo per me. Ti ho amato fin dal primo istante, vicino al grande blu, ti amo ora e per sempre. Lascio la mia eterna dichiarazione al mare, lui, che ci ha fatto incontrare. Non dimenticarmi…Claire Island 1965>. Era di certo lei, l’amore del vecchio Mc Brian: mi si strinse il cuore, non era un caso che l’avessi ritrovata io, era un segnale. Il destino mi stava dando un'altra possibilità. Presi il cellulare dal cassetto e con il cuore a mille cercai il suo numero ancora in memoria.“ Non è troppo tardi vero? Amo te ”. Ecco era fatta! Un SMS, un gesto semplice, mi ci voleva il mare a ricordarmelo. Perché il mare non lo spegni a tuo piacimento come la TV, perché è come antico libro aperto che dispensa saggezza ieri, oggi, domani a tutti coloro che ciechi s’annegano nel nulla, come me…

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