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Una storia di Galex41

Sonata delle rose

Sonata delle Rose - Deryck Galeano , capitoli 1-4

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32 minuti

Pubblicato il 16 luglio 2020 in Avventura

Tags: #Avventura #Musica #Sogni #Viaggio

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La rivelazione capitolo 1

Tutti mi hanno sempre detto di avere un gran potenziale come persona, di essere diverso dagli altri, di avere una bontà ed una spontaneità che mi portava ad essere amato da chiunque. Avevo un solo problema: non riuscivo mai ad essere soddisfatto di me stesso.

Alla mia età in genere una persona sa quale carriera intraprendere e quali ambizioni possiede. Io purtroppo faccio parte della categoria dei sognatori ad occhi aperti. Ho tanti sogni e progetti però mi perdo facilmente tra tutti i miei pensieri concludendo poco.

Possiedo una discreta carriera universitaria e vorrei tanto laurearmi il prima possibile. Sono tanto felice quando avanzo nella mia carriera universitaria.

Sento però che manca qualcosa dentro di me.

Non so quale sia la mia via, non trovo una ragione o un’ideale tanto forte da aggrapparmi nei momenti bui e sentirmi appartenere ad esso.

L’unica cosa in cui credo è ciò che ascoltare musica provoca in me. Ogni giorno infatti passo qualche ora del mio tempo isolandomi da ciò che mi circonda ascoltando musica per ore e ore.

Ogni volta che ero in presenza del mio bisnonno Leonardo mi sentivo fortemente a disagio. Lui è una di quelle poche persone che con la sua forza d’animo e la sua positività cambierebbe la giornata di chiunque. Quando lo senti parlare sai che è un obbligo ascoltarlo. Non riesco nemmeno a vederlo negli occhi certe volte. Ha uno sguardo troppo fiero di se e convinto dei propri mezzi rispetto al mio, da persona indecisa e sempre sulle nuvole. Non capivo come potesse, alla sua veneranda età di 104 anni, avere così tante energie e voglia di vivere dopo tutte le sventure capitategli in vita. Tutti mi dicevano che sembravo io il vecchio tra i due . Devo ammettere che provavo anche un pò di invidia nei suoi confronti oltre che un'immensa stima.

Aveva da poco smesso di lavorare come medico-chirurgo e aveva cominciato a pubblicare riviste di medicina. Per lui il suo lavoro era così importante che spesso tornava a casa solo per mangiare o dormire . Devo ammettere che mia nonna si è spesso lamentata delle sue assenze quando era bambina nonostante fosse anche un genitore esemplare .

Un giorno , appena arrivato in aula per seguire la lezione ricevetti una sua registrazione vocale su Whatsapp , quel dannato vecchio sapeva usare uno smartphone bene almeno quanto un bisturi . In quei pochi secondi diceva :" Ciao Deryck , oggi pranzi a casa mia , devo dirti una cosa". Come sempre si stava atteggiando da sbruffone nei miei confronti, neanche un per favore o un grazie, tuttavia era impossibile dirgli di no per me.

Appena finirono le lezioni mi diressi in macchina per andare dal mio bisnonno.

Arrivai a casa sua e lo vidi col suo classico accappatoio da persona altolocata mentre sorseggiava il suo classico Jägermeister delle 11.30 del mattino. Ci dirigemmo nel suo salotto per poter capire cosa volesse da me il vecchio. Incredibilmente , per la prima volta nella mia vita , mi aveva concesso lo strambo onore di potermi sedere in quella singolare poltrona di pelle rossa che solo lui poteva usare. Notavo in lui determinati meccanismi ed espressioni facciali che non avevo mai visto prima e poco dopo l'atmosfera mite e tranquilla cambiò.

Poi cominciò a parlare :

"Non dimenticherò mai quel giorno, sono passati quasi 100 anni, ero ancora un bambino, non capivo poi così tante cose ma amavo tanto le passeggiate con mia nonna Angela.

In una di queste, quando ancora abitavamo a Rosa del Martire, prima che venisse bombardata dai Tedeschi, mia nonna teneva per mano me e Pietro, il mio migliore amico.

In genere camminavamo verso il sentiero che terminava il suo percorso vicino alla sponda di un fiumiciattolo che in paese chiamavamo "gelide lacrime", proseguendo lungo il suo percorso per ore si riusciva ad arrivare sino alla foce e alla spiaggia.

Questo posto era molto famoso tra gli abitanti del paese poichè era il modo più facile e veloce per raggiungere a piedi la spiaggia e potersi godere il mare.

Quel giorno camminammo verso un'altra via.

In mezzo a quella distesa pianeggiante, poco fuori il nostro paesello vi era una sorta di bivio. Al centro di esso si trovava un grandissimo albero d'ulivo. Proprio grazie ad esso si potevano distinguere appunto queste due vie. A destra si andava verso il nostro solito percorso. A sinistra, vi si trovava un percorso in salita che, rispetto a dove ci trovavamo, non si vedeva che punto raggiungesse, per via della fitta vegetazione.

Mia nonna ci aveva sempre detto di non prendere mai la seconda via. Diceva che aveva paura potessimo incontrare degli animali selvaggi. Al solo pensiero io e Pietro ne eravamo terrorizzati dopo le favole che ci raccontavano al villaggio.

Ricordo che ci sbucciammo le ginocchia cadendo, sia io che Pietro, tuttavia non piansimo neanche una lacrima.

Eravamo troppo concentrati a vedere la maestosità di tutto ciò che ci circondava. In quel posto c'era qualcosa di diverso, lo sentivo.

Mentre percorrevamo la salita se guardavamo verso il basso vedevamo un panorama sempre più bello , mentre continuavamo. Il cielo era troppo limpido e non si capiva dove finisse esso e dove iniziasse il mare.

Mia nonna ci sussurrò che il cielo e il mare condividono le stesse emozioni ed è per questo che hanno lo stesso colore. Amavo questo suo lato dolce,poetico e sognatore che contrastava e non poco con la vita un pò monotona del villaggio.

Io e Pietro cominciavamo a percepire una strana sensazione.

Man mano che continuavamo a camminare e salire cominciavamo a sentire un suono , poi un altro ed un altro ancora finchè divenne nitido , sempre più nitido e intuì che era qualcuno che suonava un pianoforte. Ma dove? Volevo a tutti i costi capire dove potesse trovarsi questo pianista così bravo , non ne avevo mai visto uno in tutta la mia giovane vita.

Tutta la stanchezza sembrava essermi passata mentre mia nonna stringeva sempre più forte la mia mano e quella del mio amico . Chiesi a Pietro :"Lo senti?", lui mi disse senza fronzoli :"Certo che si , Leonardo , ma sai dove si trova questo musicista?", anche lui fremeva dalla voglia di sapere tutto. "Tranquilli Leonardo e Pietro , tra poco lo incontrerete". Mia nonna mi aveva sempre chiamato Leone, sentivo che c'era qualcosa che non andava e non è facile da spiegare.

Avevo come intuito un senso di tristezza , di inquietudine nei modi di fare di mia nonna. Guardai Pietro , anche lui perplesso e dal suo sguardo capì di continuare e sostenere mia nonna in silenzio concentrandoci sulla musica.

Certe volte sembrava che Pietro capisse mia nonna meglio di me.

La lunga e stancante salita era finalmente finita.

Adesso ormai le note ormai si collegavano fra di loro.

Erano diventate una complessa armonia che si relazionava con il silenzio circostante dominando esso stesso e tutti gli altri sensi di cui disponevamo. Ogni nota ci portava ad avere un sussulto , respiravamo solo in sua presenza. I silenzi o semplicemente le note smorzate, sia dal pianista che dall'inesorabile scorrere del tempo, ci trasmettevano un senso di vuoto: il primo della nostra vita, che ci toglieva la forza di respirare.

Eravamo di fronte ad un capolavoro e non ci eravamo resi conto che era arrivata notte tarda e la luna in tutta la sua pienezza sembrava trovarsi ad un passo da noi.

Il nostro viaggio d'andata era appena finito.

Ci trovavamo di fronte ad una statua davanti ad una casa abbandonata da tempo.

Questa statua contrastava totalmente con il paesaggio circostante per la sua maniacale cura. Com'era possibile che in un posto così abbandonato e , per certi versi anche pauroso, vi si trovasse una così bianca e immacolata scultura?

La statua raffigurava un musicista mentre suonava il suo pianoforte , probabilmente cieco, poichè non vi erano state scolpite le orbite degli occhi .

Mia nonna si mise in ginocchio e scoppiò a piangere.

Vuotò il sacco: "Sono passati troppi anni dall'ultima volta che sono riuscita ad entrare qui, ogni volta tutto sembra essere rimasto come l'ultima volta, eppure c'è sempre qualcosa che risalta ai miei occhi e che sono convinta di non aver notato prima”.

Io e Pietro ci guardammo sempre più incuriositi e nel mentre mia nonna smetteva di singhiozzare.

Continuò dicendo: "L'unico modo per entrare in questo posto è ascoltando la canzone", esclamò. "L'ultima volta che sono riuscita ad entrare è stato con tuo padre, Leonardo, prima che scomparve dopo la Prima Grande Guerra. Anche io prima riuscivo ad arrivare sin qui solo ascoltando quella melodia. La prima volta fu quando ero ancora ragazzina, insieme ai miei genitori . Solo mia madre oltre me riusciva ad ascoltarla mentre mio padre continuava a camminare con noi con uno sguardo sempre più triste. Era diventato il mio luogo dove potermi isolare dai problemi in famiglia e in fattoria."

Successivamente il suo volto visibilmente felice e grato di essere arrivata fin lì cambio drasticamente." Sono successe delle cose nella mia vita che mi hanno profondamente cambiata. Da quel momento non sono più riuscita ad entrare. Non sento più quella canzone , eppure è viva nella mia mente come se avessi la possibilità di ascoltarla ogni giorno. Ci credi che tuo padre e mia madre sentivano una canzone diversa dalla mia?" . "Non mi avevi mai parlato dei tuoi genitori Nonna Angela, che persone erano? ", chiesi. "Erano sicuramente bravi e belli come noi Leonardo, visto che hanno trovato questo posto come noi!!!" , sentenziò Pietro. "Ne parleremo un'altra volta, adesso ho delle cose molto importanti da dirvi" , rispose la nonna tornando ad essere molto emozionata e felice. " Non so spiegarvi molto di questo posto. Non so poi tante cose. Per sdebitarmi cercherò di dirvi tutto ciò che so. In questo luogo ci si può solo entrare ascoltandola", si riferì alla canzone. "Sono sicura che soltanto chi non conosce il male , l'oscurità , l'odio , l'indifferenza possa fare da guida per entrare in questo posto, o magari è il villaggio stesso a decidere chi può avere questo privilegio. Ho perso questo dono da tantissimi anni ormai. Purtroppo sono convinta che solo creature pure come voi bambini o casi di rara umanità come mia madre possano farci entrare in questo luogo e ricordarci che la vita va vissuta per poter assistere a spettacoli di questo tipo".

Io e Pietro guardavamo ammirati la luce negli occhi di mia nonna ma non capivamo molto di ciò che voleva dirci. La nonna continuò: "La statua, quella statua di marmo, che si erge proprio di fronte al nostro amato Paese e sembra scrutarlo dall'alto per proteggerlo, ha una leggenda particolare: si dice che se venga toccata da chi sia riuscito a percepire la canzone in sogno conoscerà la storia di un pianista che visse qui molto tempo fa, ma se dovesse perdere la dote di uditore dimenticherà tutto della sua storia. Così mi raccontò mio padre".

Chiesi a mia nonna: "nonnina Angela perchè non senti più nulla? Tu sei la persona più buona che io conosca. "Quando sarai più grande te ne parlerò , adesso non avete voglia di toccare la statua?".




Chuck capitolo 2

Il vecchio Leonardo si concesse due minuti di pausa. Poi ricominciò a parlare :

"Io e Pietro toccammo la statua simultaneamente, piccoli com'eravamo arrivavamo solo alla base, ciò bastò per cominciar a sentire qualcosa.

Sentì delle fortissime palpitazioni e un dolore atroce al petto e agli occhi, dopo suppongo che svennì insieme a Pietro.

Appena svegli raccontammo insieme ciò che vidimo e provammo a mia nonna.

Il musicista si chiamava Charlès e proveniva da una nobile famiglia inglese .

Preferiva farsi chiamare "Chuck", un nomignolo da cui prese ispirazione in uno dei tanti racconti che la governante leggeva quotidianamente al ragazzo.

Esso era il racconto preferito del giovane ragazzo. Il protagonista era un soldato di nome Chuck, famoso per le sue gesta eroiche. La storia raccontava di una famiglia inglese in viaggio verso una regione dell'Africa. Essi si trovavano lì per via del lavoro del padre, incaricato dal governo inglese. Proprio in quel momento scoppiò un violento conflitto civile . La famiglia si salvò solo grazie all'aiuto dell'intrepido Chuck .

Charlès era figlio unico. Sua madre morì poco dopo il parto per delle complicazioni. Chuck era troppo grato alla musica e ne era attirato sin da quando era neonato. Spesso rimaneva ore a fissare il magico pianoforte presente in una delle tante stanze ricreative della sua dimora. Scoppiò un'irrinunciabile amore quando ebbe il coraggio di toccare un tasto di quel pianoforte e sentì per la prima volta il suono dello strumento. Da quel momento, cominciò a suonare da autodidatta e non smise più, migliorando costantemente. Nella musica aveva trovato la figura materna che non aveva mai conosciuto e avuto in vita sua.

Suo padre non accettava la sua passione per la musica.

Voleva che lui ereditasse l'attività di famiglia , per continuare il lavoro di proprietario terriero, che da generazioni sorreggeva l'economia familiare. Dopo diversi tentativi per cercare di convincere suo padre la situazione peggiorò sempre più tragicamente.

Il genitore , ormai disperato per una situazione che vedeva quasi irrecuperabile , decise di distruggere il pianoforte , il giorno del 16° compleanno di Chuck , proprio quando lui decise di volersi esibire davanti a tutti gli invitati .

Il giovane musicista decise quindi di fuggire portando con se una somma di denaro sufficiente per poter iniziare la sua nuova vita.

Fece a se stesso una solenne promessa dopo tutta la sofferenza ricevuta dal gesto sconsiderato del padre. Egli non avrebbe mai fatto del male a nessuno, in qualsiasi circostanza. Non aveva mai conosciuto la sua madre biologica e vide morire davanti a se la sua seconda madre.

Tutte le emozioni, positive e negative che avesse provato le avrebbe sublimate suonando.

Continuò con la sua passione di musicista ma non riuscì ancora a trovare serenità. Pensava di non riuscire a trovare un luogo in cui poter stare bene con se stesso e poter comporre l'opera dei suoi sogni, fin quando arrivò in un monotono villaggio del Sud Italia.

Dopo questa parte di racconto cadde di nuovo il silenzio. Ne io ne Pietro riuscivamo a continuare a parlare . Avevamo anche assorbito le emozioni, lo stato d'animo e i pensieri di Chuck ed erano delle cose che non potevamo conoscere a quella tenera età e il nostro cervello , ancora giovane , faticava ad assimilare.

" Manca qualcosa nel vostro discorso, lo sento, ditemi: cosa c'è che non va?" Sentenziò la nonna. "Lui ha suonato tante, ma tante canzoni eppure solo poco prima di morire è riuscito a scrivere questo pezzo, quello che io e Pietro abbiamo sentito per venire fin qui. E' rimasto tutta la vita a scrivere questa melodia, pezzo dopo pezzo e non è riuscito neanche a dargli un nome".

Da lì un altro silenzio, ancora più triste e poi ricominciò a parlare Pietro perchè io non ebbi la forza di continuare a raccontare il resto.

Quando Charlès arrivò qui, visse una vita felice e tormentata. Può sembrare un paradosso ma non saprei spiegarlo meglio.

Divenne presto un rispettabile membro della comunità, nonostante vi fossero anche delle persone lo odiavano per via della sua bontà. Si potevano definire come quelle classiche persone che vivono nell’oscurità e odiano vedere una personalità così raggiante che illumina chiunque incontri.

Il musicista conobbe una ragazza del villaggio di nome Beatrice e si innamorarono subito. Il loro era un amore dalla fortissima passione. Si amavano così tanto che quando non dormivano insieme il mattino si svegliavano con lacrime di tristezza e solitudine.

Il loro amore era visto male dagli abitanti del villaggio. La famiglia di Beatrice non accettava il loro amore, perché Chuck era un forestiero e loro odiavano la sua persona. Tutto ciò che aveva fatto innamorare Beatrice veniva ripudiato dai suoi stessi genitori.

La situazione precipitò quando alcuni abitanti del villaggio sparsero alcune cattive voci nei confronti di Chuck. Si diceva che durante le sue esibizioni nel villaggio, mentre suonava, iniziasse gli spettatori a qualche rito di magia nera o qualche malocchio per via delle sue strane espressioni facciali, rigogliose di emozioni ogni volta che echeggiava una nuova nota.

Quando chiesero a Charles perché si comportasse in quel modo quando suonava egli rispose innocentemente:” E’ il mio modo di comunicare con il Dio della Musica, se dovesse esistere un Dio, sono convinto che debba amare per forza la musica e per certi versi, quando suono, mi sento quasi un suo profeta.”

Gli abitanti non potevano mai al mondo capire ciò che il musicista potesse provare ogni volta suonava.

Qual è la cosa che fa più paura ad una persona se non ciò che non comprende?

Chuck era sostenuto da Beatrice e dagli abitanti di quel villaggio che avevano imparato a conoscerlo e ad amarlo.

Inutili furono i tentativi da parte della famiglia della fanciulla di allontarla da Chuck. A Beatrice non importava, sentiva in lui qualcosa che non aveva mai provato per nessuno. L'amore che provavano tra di loro era qualcosa di indescrivibile , andava oltre il piacere carnale ma ciò non bastò a convincere quella gente.

Essi decisero di intervenire per far allontanare Charlès dalla sua amata e dal paese.

La situazione divenne quindi presto tragica.

Una folla armata di pietre ed ingiustificabile rabbia si diresse nella dimora del musicista.

Nonostante tutti i suoi amici, l’unica persona che intervenne ad aiutare Chuck fu Beatrice. Essi rimasero a casa impauriti mentre guardavano impotenti tutta la scena. Era presente anche la famiglia di Beatrice in quel gruppo di giustizieri. Charlès prese una decisione drastica : non vedendo più nessuna speranza in lui decise di salvare almeno Beatrice, cominciò a parlarle e disse :" Strappatemi le gambe , strappatemi le braccia ma non azzardatevi a toccarla , il vostro male sono io, se non vi basta , se non siete ancora sazi del vostro odio allora colpitemi quante volte ritenete necessario , fate di me ciò che volete , strappatemi anche gli occhi così che non possa vedere tutta la vostra crudeltà ma non toccate quella persona. "

Ciò che accadde dopo fu solo isteria di massa.

I pazzi abitanti si accanirono sul povero pianista, finchè non lo lasciarono in fin di vita. Non contenti delle loro azioni si presero la sua vista così che non avrebbe più potuto fare il malocchio o i suoi dannati riti esoterici. Non lo uccisero: non volevano macchiarsi di un crimine così scellerato contro una persona che dentro di loro, nell’angolo più remoto, sapevano fosse migliore di loro.

Pensando ad una sua ipotetica possessione, gli abitanti cacciarono anche la tenera ragazza.

I genitori cercarono di convincere Beatrice a tornare con loro ma ella rispose:” La mia via è insieme a questo uomo, ovunque egli andrà io sarò lì con lui”.

Alcuni tra gli amici più fedeli di Chuck e Beatrice si fecero allora avanti. Non resistevano più a vedere quelle scene disumane. Essi ebbero un violento dibattito con la folla di giustizieri i quali, dopo un po' ritornarono lucidi e intuirono quanto male avessero causato.

La folla di persone fino a poco fa inferocite tornarono a casa e cominciarono a meditare su quanto fatto.

Cadde un tragico silenzio che venne presto interrotto dalla pioggia.

Charles e Beatrice traslocarono proprio in questa casa, dove ora ci troviamo noi loro, proprio sopra il villaggio.

Vennero aiutati da quegli amici che, pieni di rimorso, non sapevano come aiutare i 2 innamorati nella loro tragica situazione.

Per sicurezza vi erano almeno 3-4 persone a vigilare sulla coppia nei dintorni, nel caso in cui sarebbe successo di nuovo qualcosa.

Nonostante la giovane età e le cure tempestive da parte del medico del villaggio, Chuck era davvero messo male e non avrebbe vissuto a lungo. Cominciò a comporre quindi la sua opera finale: una dedica alla vita così come è, una dedica al villaggio e al suo indissolubile legame con il compositore e una dedica ai suoi 2 amori: Beatrice e la musica.

Durante i mesi a venire non fu più necessario l’aiuto degli abitanti del villaggio per i 2 innamorati ma spesso ricevettero visite da parte degli abitanti del villaggio. Nonostante il rimorso ancora vivo in loro per non essere andate a salvare la coppia, non potettero proprio lasciarle sole. Amavano la loro compagnia e la loro amicizia.

Sentivano di doversi sdebitare con Charlès , ma in lui non vi era la minima traccia di odio e rimorso.

Le condizioni di Chuck erano peggiorate così, ormai conscio di avere pochi respiri ancora dentro di se, riuscì a finire la sua opera.

Suonò per 3 giorni di seguito fino a quando crollò per la stanchezza e per la trascuratezza.

Ultimamente aveva cominciato a fare dei sogni dove vedeva in maniera sfocata ma sentiva amplificarsi gli altri sensi, soprattutto l’udito.

In uno di questi sogni apparve una figura poco definita che si presentò a Charles come Dio della Musica. Aveva ancora un piano per Chuck , prima che lui potesse finire i suoi giorni. Chiese al musicista di riunire più persone possibili del villaggio, anche quelle che avevano fatto tanto male a Charles per farle assistere al suo ultimo concerto e ciò sarebbe dovuto avvenire una settimana dopo, il 17 Novembre. In cambio poco prima di morire avrebbe ricevuto 3 notizie importanti.

Grazie all’aiuto dei suoi amici e di Beatrice riuscirono in questo compito e convinsero a partecipare anche parte degli abitanti di quel villaggio che avevano causato tanto male ai due innamorati e che, in cuor loro sapevano di esser stati spietati, compresi i genitori di Beatrice.

Il giorno arrivò.

Cominciarono a fiorire per tutta la valle e la pianura fino alla montagna delle rose dai colori variopinti , nessuno sapeva spiegarsi come fu possibile tale spettacolo , ce n’erano così tante che era impossibile non calpestarne.

Buona parte del villaggio assistette all’ascolto della più grande opera di Chuck.

Erano presenti tutti i bambini del villaggio, tutti gli amici di Charlès e Beatrice e anche chi prima aveva fatto del male imperdonabile ai due innamorati. Nonostante ciò il musicista continuò ininterrottamente a suonare, non era presente ne odio ne rimorso dentro di se.

Finito il concerto tutti tornarono nelle loro case. Gli aspettava una lunga camminata di decine di kilometri e il lavoro arretrato ma non potevano dimenticare la bellezza dell’ultima opera composta da Chuck.

Mentre tutti erano ad assistere all'opera del musicista dei banditi attaccarono il villaggio e lo distrussero, uccidendo chiunque si trovasse al suo interno. Questa purtroppo fu la prima notizia, dal sapore nefasto.

Gli abitanti del villaggio quando arrivarono al villaggio furono distrutti, abbattuti: avevano perso tutto, alcuni anche i loro cari o i loro amici, ma furono eternamente riconoscenti a Chuck di essere ancora in vita.

Questa volta non pensarono proprio che ciò potesse essere un piano di vendetta di Charlès o di Beatrice: avevano toccato l’anima del musicista durante il loro concerto e sapevano che non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere, mentre Beatrice era troppo pura per poter pensare solo a qualcosa di malvagio. Tutti si erano praticamente pentiti del male che avevano fatto e dovranno convivere per sempre con questo dolore. Questa era la seconda notizia.

Gli abitanti rimasti andarono a parlare di tutto ciò che accadde a Charles poco dopo e presero una decisione. Avrebbero ricostruito tutto da capo , ma questa volta in una distesa pianeggiante proprio sotto quel percorso in salita , dove vivevano Chuck e Beatrice. I due così avrebbero sempre potuto osservare e proteggere gli abitanti. Era strano pensare a ciò se parliamo di una tenera ragazza e di un uomo cieco e quasi moribondo.

Charles pianse e raccontò del suo sogno a tutti e fu eternamente grato al suo amico apparso in sogno: Il Dio Della Musica. Chuck tuttavia era un po' impaurito e in ansia perché mancava la terza notizia e raccontò questo dettaglio prima a Beatrice e poi ai suoi amici.

Passarono mesi e le rose non raccolte appassirono. La vita scorreva tranquillamente per tutti tranne per Charles e la sua donna. A Charles non rimaneva ormai molto da vivere, i dolori erano sempre più presenti e forti e solamente l’amore per Beatrice, la voglia di aiutare gli abitanti del villaggio e la ricerca di un nome alla sua opera ormai lo tenevano in vita, mentre ormai si era quasi dimenticato della terza notizia.

Passò un anno esatto da quel famoso concerto, era di nuovo il 17 Novembre. Le rose erano di nuovo tornate e questa volta venivano baciate dai raggi del sole. Chuck si trovava ad un passo dalla morte, dormiva ormai da tanti giorni e non riusciva più a sentire nulla, mentre la sua amata teneva le sue mani , ormai fredde.

Tutto il villaggio era lì ed aveva capito che non c’era più niente da fare.

Chuck aveva capito che era arrivata la sua ora e nel momentò in cui si rassegnò, apparve di nuovo il “Dio della Musica” che gli concesse di sentire per pochi secondi la sua melodia preferita: la voce della sua donna. Mentre Charles ci stava lasciando, udì le parole della sua donna:” Amore mio, ti prego non mi lasciare, devo dirti una cosa importantissima: sono incinta, finalmente avremo un bambino insieme”. Charles sorrise, dopo di che esalò il suo ultimo respiro e disse la sua ultima parola :”Grazie”.

Nessuno riuscì a piangere a parte Beatrice, calò un silenzio che durò per minuti . Poi molti caddero per terra presi dallo sconforto; avevano perso più di una persona o di un musicista, avevano perso il musicista che non vedeva, colui che dal male più totale riuscì sempre ad uscirne senza che albergasse alcun tipo di oscurità dentro di sé.

Beatrice allora smise di singhiozzare e disse: ”Chiameremo la sua opera ‘Sonata delle Rose’ , il mio uomo non riuscì mai a dargli un nome e credo che sia giusto che prenda questo nome, considerate tutte le rose che son fiorite oggi.” Tutti furono stupefatti da un nome così bello ed adeguato.

Arrivò un uomo dall’aspetto trasandato, come se la sua vita avesse perso ogni valore. Era il padre di Beatrice. Si avvicinò a sua figlia con lo sguardo vuoto e pieno di lacrime e le disse :” Noi invece abbiamo scelto il nome del villaggio, esso sarà Rosa del Martire, dedicato a Charles , martire del nostro immotivato odio e nostro salvatore.”

Gli abitanti decisero di costruire fuori casa una statua sulla lapide del musicista che guarda caso, si rivolgeva proprio dove si trova il villaggio. Decisero di non mettergli le orbite degli occhi per ricordarsi sempre del torto che avevano commesso.

Da quel giorno, Beatrice andò ogni giorno in riva ad un fiumiciattolo per poter piangere e lenire così il suo dolore senza che nessuno potesse vederla, neanche suo figlio quando sarebbe nato. Così quel percorso prese appunto il nome di “Gelide Lacrime” , perché da quel momento divenne freddo, talmente freddo da non potercisi bagnare.

Mentre per quanto riguarda il villaggio, esso continuò ad esistere fino al 1943, dove venne bombardato dall'esercito tedesco nella Seconda Grande Guerra. Prima di quel giorno divenne una meta turistica molto famosa nel mondo negli anni , conosciuto per la sua Infiorata delle Rose che si svolgeva ogni anno il 17 Novembre. "

Così mio nonno aveva appena finito il suo lungo e melanconico discorso.

La storia che avevo appena sentito mi lasciò troppe emozioni contrastanti tra loro. Era davvero una sensazione straziantemente magnifica , che provai in vita raramente, solo ascoltando alcune canzoni.

Successivamente cominciarono ad imperversare una quantità spropositata di domande. "Ma è davvero tutto vero ciò che è successo? Sembra un racconto uscito dalla mente di chissà quale scrittore" . Cominciai a parlare dopo un lungo silenzio con una domanda ed un'affermazione.

Sapevo dentro di me che il mio bisnonno dicesse la verità . Forse per sdrammatizzare dissi quelle cose, o per attirare la sua attenzione dopo un lungo silenzio.

Lui dibattette subito :"Adesso viene il bello , Deryck. Scusami se non ti ho mai parlato di questa storia, tuttavia non l'ho fatto neanche con tuo padre e tua nonna. Tu sei il primo dopo tantissimi anni a venirne a conoscenza. Dopo Ofelia , la mia defunta moglie , sei la seconda persona a cui ne abbia mai parlato."

Fui molto colpito da queste parole ma anche molto confuso.

Nonostante amassi il vecchio per quello che era, non ritenevo di avere un rapporto così stretto. Eppure lui aveva scelto me, doveva esserci per forza un motivo.

Passarono alcuni secondi di silenzio.

Probabilmente lui stava aspettando qualche altra mia domanda.

Ero troppo immerso nei miei pensieri. Vi erano troppe domande a cui dare risposta.

Alcune parti della storia cominciavano a risultarmi poco coerenti.

Perchè proprio io tra tutti?

Perchè non aveva dimenticato anche lui questa storia? Durante la Seconda Grande Guerra dovette uccidere un ragazzino, soldato come lui, con l'unica colpa di essere un nemico.

Continuò a parlare:" Questa notte, ho sognato anch'io quella figura che apparve in sogno a Chuck".


Il messaggio nascosto del Dio della Musica capitolo 3

"Questa notte ho sognato di essere tornato a Rosa del Martire.

Era tutto come l’ultima volta che l’ho lasciato, la mia casa a sinistra, poco più avanti quella di Pietro, lungo la strada la bottega e di fronte la piazza la casa del medico. Mi colpiva come sempre vedere il paesaggio pieno di rose.

Notai subito un dettaglio importante: il villaggio era deserto.

Decisi quindi di andare quindi nella dimora di Chuck, il musicista.

Trovai subito una figura che sembrava aspettarmi. Ammetto che ero agitatissimo.

Questa persona mi rassicurò delle sue intenzioni e buffamente si presentò come “Dio della Musica”.

Aveva le stesse sembianze di Pietro. Era lo stesso ragazzo spensierato ed amante del pericolo che avevo conosciuto prima che gli fosse diagnosticato quel male incurabile. Quel dannatissimo male incurabile .

Un uomo di scienza come me non può credere ad una divinità o qualcosa di simile che appaia in un sogno o nella realtà. Dopo quello che ho visto in vita mia non posso neanche credere che esistano uno o più Dei.

Mi spiego meglio, voglio intendere che quello che ho provato da bambino è sicuramente frutto di qualcosa che va oltre il comune. Tuttavia ho dedicato la mia vita al salvare più vite possibile e credo solo in questo. Questo è il mio ideale e non vi è spazio per una religione. Inoltre, sono convinto che mi sia fatto influenzare molto da questa storia anche perchè ho smesso da poco di lavorare e ci ho pensato parecchio ultimamente". Cominciò così il vecchio, dopo bevve un sorso del suo dannato liquore.

Dopo questo discorso iniziale io non riuscivo più a trattenere la mia voglia di chiedere come proseguisse il sogno. Gli chiesi subito:" Parlami direttamente del sogno, sono troppo curioso".

Il nonno riprese fiato. Continuò il suo discorso : ”Dopo aver incontrato l’uomo dalle sembianze di Pietro e dopo che si presentò come "Dio della Musica" lo seguì e cominciò a parlare. Il tono della sua voce era calmo e rassicurante, proprio come quello di Pietro. Mi chiese di tornare un’ultima volta lì, in quel che restava di Rosa del Martire, dove giaceva l’imponente statua del musicista. Il mio compito era quello di colmare il debito che avevo nei confronti del mio migliore amico. Dovevo inoltre portare con me una persona che amasse veramente la musica, che potesse avere il dono di sentire la canzone.

Per questo ti ho scelto, Deryck.

Arrivati alla statua del musicista, l’uomo la indicò, dopo scomparve dicendo queste ultime parole: 'Leone, hai ancora una battaglia prima di poter tornare da Pietro e Ofelia '.

Dopo di chè mi sono svegliato nel pieno della notte, coperto di lacrime e sudore. Nessuno mi chiamava Leone da troppo tempo.

In circostanze normali non mi avventurerei mai in una situazione del genere. Che razza di idiota lo farebbe mai?

Eppure anche se si tratta di un sogno, non potrei mai e poi mai fare un torto a Pietro.

Volevo quindi chiederti se ti andrebbe di abbandonare la tua vita temporaneamente per intraprendere questo viaggio".

Si era dimenticato un'altra volta di chiedere per favore. Risposi subito :" Ti è presa la demenza senile? Ho una mia vita". Dopo questa affermazione il vecchio rispose :" Non lo sentirai mai più uscire dalla mia bocca. Per favore . Ecco. Vuoi anche un massaggio ai piedi?" . Era davvero troppo orgoglioso . Così gli risposi :" Idiota di un vecchio , credi che mi possa perdere un'avventura a tema musicale con un figo come te? " .


Pietro Russo capitolo 4

Giorno 1

Oggi è il giorno in cui finalmente partiremo .

Fremo dalla voglia di iniziare questa strana avventura.

Ho passato le ultime notti ad ascoltare musica , a strimpellare la chitarra e a cantare a squarciagola qualsiasi canzone. Tra tutti i libri che dovevo studiare, non ho toccato neanche una pagina . Eppure sto bene al momento. Sento che quel senso di monotonia ed appiattimento , tipica di chi sente di star sprecando la propria vita , sia come svanito.

Ho portato un carico tutto sommato leggero.

Come quasi ogni persona ho degli oggetti di cui sono inseparabile e che ho deciso di portare.

Tra questi troviamo il mio amatissimo lettore MP3 coi suoi auricolari , regalo dei miei genitori per il mio sesto compleanno. Nonostante qualche evidente segno di usura non mi aveva mai tradito in tutti quegli anni.

Nel mio portafoglio, come d’abitudine, tenevo il plettro che usavo per suonare la chitarra. E’ un oggetto semplice, senza la minima decorazione esterna, avevo però creato un legame indissolubile con esso.

Infine l’album della mia band preferita: “Chuck” dei Sum 41. Solo questa mattina , mentre posavo il disco in macchina, mi sono ricordato che il nome dell’album è lo stesso del soprannome del tizio della statua.

Adesso mi trovo alla stazione e mentre faccio il pieno alla mia macchina ricevo la classica nota vocale sgraziata da parte del vecchio: " Muoviti a venire o quel rottame ti ha lasciato a piedi?".

Nonostante non capissi nulla di auto , amavo il mio mezzo come fosse un figlio. Avevo sudato tanto per averla e avevo speso anche tante energie per dargli una bella sistemata.

Sono appena arrivato alla villa del vecchio , pieno come non mai di valigie e cianfrusaglie varie. Mi è subito risaltato all'occhio quel violino palesemente logoro. Riusciva ad entrare tutto con fatica in auto .

Alla sua età sembra proprio aver perso il minimo senso dell'avventura nonostante volesse sembrare un gagliardo a tutti i costi.

Così inizia il viaggio.

Nessuno dei due ha parlato per ore, sembravamo quasi dei soldati al fronte. Forse perchè volevamo lasciar parlare la musica che veniva riprodotta dall'auto-radio. Forse perchè avevamo entrambi troppe domande in testa.

Interrompo quel silenzio dopo uno dei tanti micidiali assoli di Yngwie Malmsteen chiedendo al vecchio :" Ma chi era Pietro ? Quando ne parlavi ti si illuminavano gli occhi". Il nonno allora, dopo un sorriso amaro comincia a parlare :" Pietro era il mio migliore amico , la persona che più di tutte ha influenzato la mia vita. Siamo nati lo stesso anno, prima lui e dopo io, a distanza di un paio di giorni. Sin da bambini, sembravamo dei fratelli più che degli amici. Ci facemmo conoscere subito, nel nostro paese, per essere degli eterni combinaguai sin dall'infanzia.

Sin da bambino è sempre stato una persona sbadata e sognatrice, spesso anche disinteressata di ciò che lo circondava, un po' come te, Deryck. Spesso passava tanto tempo disteso in mezzo alla natura , osservando il cielo e mangiando qualcosa che aveva trovato a casa. Mi domandavo sempre cosa potesse pensare stando tutte quelle ore lì a ciondolare.

Vi era un motivo però se era conosciuto dal villaggio .

Sin da bambino indossava tutto il tempo un buffo berretto , primo regalo di tanti di quel bonaccione di suo padre. Teneva così tanto a quel berretto che spesso smetteva di respirare se non lo indossava.

Probabilmente l'evento che ci legò più di ogni altro fu quella passeggiata con mia nonna Angela, dove conoscemmo Chuck.

Da lì nacque la sua passione per la musica .

Ricordo che all'età di 8 anni tornò dalla città con un violino . Negli anni a seguire spesso assistevo alle sue incredibili esibizioni. Aveva come una luce dentro di sè, quando suonava, che ti faceva rimanere ore e ore ad ascoltarlo.

Negli anni ero diventato un membro molto importante per il paese, tuttavia a differenza di Pietro , non sapevo proprio cosa poter fare della mia vita. Da questo punto di vista invidiavo Pietro e a volte sentivo un senso di inferiorità nei suoi confronti.

La vita continuava, almeno così pensavamo tutti".

Il vecchio si ferma per riprendere fiato, dopo di che ricomincia a rimuginare sul passato. Vedendo la sua palese sofferenza gli chiedo:" Te la senti di continuare, vecchio?". La sua risposta arriva subito e tuona dicendo:" Con chi credi di parlare? Nonostante gli 80 anni di differenza qua sono io il giovane ". Sapevo spronare il nonnetto più di quanto riuscissi a fare con me. "Bene,allora continua , prima che ti faccio arrivare lì a piedi , giovanotto " , amo provocarlo.

Il vecchio prende coraggio e continua il suo discorso:"Un giorno, mentre guardavamo assieme il cielo, come sempre, Pietro svenne. Eravamo troppo lontani dagli altri per cercare aiuto. Notai subito che da giorni era diverso e meno vivace del solito. Quella fu la conferma che c'era qualcosa che non andava in lui.

Così lo trascinai portandolo addosso a me fino ad incontrare degli abitanti del paese. Non puoi neanche immaginarti che fatica. Arrivati a casa sua riprese conoscenza ma respirava con molta fatica. Notammo subito che il suo corpo presentava diversi ematomi e infezioni.

La sua temperatura corporea saliva sempre di più.

Il medico del paese arrivò abbastanza velocemente ma il suo intervento fu completamente inutile. Non aveva ne gli strumenti , ne la conoscenza per poter avere un giudizio preciso da quella costellazione sintomatologica .

L'unica soluzione era quella di portare Pietro da uno specialista in città.

Purtroppo non vi erano le risorse per poter pensare di arrivare in tempo in città o di aspettare un medico specialista fino a Rosa del Martire. Dopo i disperati tentativi da parte del medico con la sua competenza, della famiglia e di tutta la comunità con le loro preghiere questo male incurabile uccise Pietro poco dopo.

In tutto il suo calvario Pietro custodì gelosamente il suo berretto come la cosa più preziosa che aveva.

Poche ore prima di andarsene , con le poche forze che aveva, mi chiese di tenere il violino , nonostante non avessi nessun talento musicale . Scoppiai a piangere e gli feci una solenne promessa . Dopo aver passato il periodo della leva, sarei diventato medico. Avrei cercato di salvare più gente possibile. Lo dovevo a Pietro più che a me. Dovevo dare a più persone possibili quello che a Pietro venne negato per quella serie di avversità.

Per quanto riguarda il violino, ho deciso di portarlo qui con me e di lasciarlo accanto a quella statua. Credo proprio sia questo il debito di cui la figura parlava nel mio sogno: lasciare lo strumento musicale del mio migliore amico, la cosa a cui teneva di più, in compagnia di un altro musicista, in quel posto fuori dal mondo.”

Siamo appena arrivati all’Hotel che ci ospiterà questa notte. Riprenderemo il viaggio domattina .



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