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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FIABE E FILOSOFIA NAPOLITANA

PANDEMONIO

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11 minuti

Pubblicato il 25 ottobre 2020 in Fiabe

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PANDEMONIO


Fiaba Pandemica



Passo la sera, appreso ad una fiaba , in un canto febbrile che risuona nelle grida dei manifestanti , in fila lungo la costa illuminata ove s’affaccia la città. Tutti scappano , verso casa, la paura è tanta si corre contro il proprio destino, inseguendo un Dio che muto , ti passa accanto sulle note di una vecchia ballata. E sono in tanti a dire che la vita , non vale più un accidente. Al solito bar dello sport ,un ultimo spiraglio di salvezza , vari amici seduti ai tavolini , un signore si spoglia delle sue nefandezze, canta la sua ultima canzone di vita , forse di morte. E al bar sono tutti contenti che il carro funebre, sia rimasto dentro il garage di Gigi il becchino , che non è certo uno stinco di santo , che ama parlare con i cavalli neri che hanno la schiuma alla bocca che puzzano un sacco, più dei morti che riposano nelle loro bare.


La città è piccola, tutti abbiamo paura di quello strano morbo, travestito da zorro, da orco che dice di sapere ogni cosa, che scende, entra , senza chiedere permesso nella pelle altrui. Nella vita , nell’amore che batte nella sorte avversa , che non regala nulla di buono. E nella spirale , della speranza cercata , si cerca di andare in fondo ad una nuova storia. E tutti in paese, sapevano delle malefatte del macellaio , del suo amore per una donna grassa e bassa a cui regalava spesso un sacco di salsicce .


Tutti sapevano di questo amore carnale , al gusto di porcello , che da vivo sapeva , saltare il fosso della morte, sapeva fare i salti mortali . Alcuni sostenevano , appartenesse ad una antica dinastia di artisti circensi . Tutto è cosi sincero , nel discorrere , dopotutto , come lo sciroppo che calma la tosse . E si sta , nascosti sotto le coperte al caldo , nelle ore prime , del freddo mattino , nell’idillio di un amore che passa più veloce del treno rapido ,diretto a Milano centrale. E ci sono tanti passeggeri , su quel treno, tra loro anche il terribile morbo con giacca e cravatta che fa di professione il commesso viaggiatore. Viaggia, intorno al mondo e a contratto il morbo a New Orlans , mentre vedeva una trombetta ad un suonatore di sax dell’Alabama.


Il treno corre , intorno al mondo, porta con se il morbo, va verso altre terre promesse . Quanta tristezza , c’è negli occhi di quell’uomo di professione commesso viaggiatore, quanta strada ancora ha da fare, quanti paesi ancora da attraversare. Nessuno puoi dirsi immune al virus, nessuno è salvo poiché la morte, non canta per se ma per gli altri , canta in inglese , in napoletano, lo fa a volte in cinese ed in polacco , a volte in russo sulla scia delle novelle di Tolstoj , mentre l’inverno avanza e con lui , la micidiale influenza.


Azzurra , potrebbe essere questa fiaba , forse rosata come l’alba, che nasce tra le dita del giorno, potrebbe essere dolce , tanto dolce invece è cattiva, brutta , tanto brutta che non ha un nome simpatico e giù al bar la gente , continua a parlargli male alle spalle, ad uscire ed entrare dal senso insito , del suo essere, un virus assai mortale . E qualcuno se lo porta a spasso il virus , gli ha dato anche un nome adeguato all’occasione pungente come una corona di spine simile alla corona di spine che cinge il capo del buon signore.


La città è un brulicare di morbi in gonnella , che prendono l’autobus prendono la metro è tutti sono convinti che la malattia non farà nulla di male a chi siede sopra le scala mobile che salgono e scendono di continuo , a chi questa anno non ha pagato le tasse automobiliste.


Il morbo è ambiguo, ha tanti nomi , la città è grande, fatta a misura di morbo , risiede in genere nei mobili antichi , riposa nei tanti cassetti , dove ama nascondersi .

Qualcuno dice che non è normale è di un altro pianeta

Io sono dell’idea che questo morbo è un imbecille qualunque

Io sono d'accordo con te , ma non dirmi di stringergli la mano

Per carità , lasciamolo solo, vedrai morirà per mancanza d’ amore

Chi tace , si accontenta del poco che tiene.

Sono della tua idea , non possiamo metterci nudi a pregare un morbo

Vorrei andare in centro in automobile , senza aver paura del morbo

Io vado domani.

Attento al morbo , può cambiare aspetto

Io non cambio opinione , sono uno che ha la testa dura

Come non capirti , che dire, anch’io vorrei fare sesso senza virus

Cosa dice , che amore romano , questa è una tragedia ellenica

Allora mi preparo andare a letto

Va bene, ci vediamo domani

Dopo faccio , un bel bagno tra i miei sogni

Speriamo che il morbo non si accorga che lo abbiamo preso in giro

Lui è abituato a cavalcare le onde degli incubi

Che dramma , questa epidemia

Di certo la ruota gira

Arriveremo a Mosca in treno

Speriamo di non soffrire tanto

Sono con te , ma non ripiego

Io cerco , da tempo una risposta

Non andiamo a mettere le mani nella bocca del morbo

Sono , incentrato sul discorso inverso

La politica , certo è un trampolino di lancio.

Verso una nuova epidemia

Meraviglioso

Facciamo fandango

Che il Signore ci assista


I due amici , cosi discutendo , escono dal bar, li segue il morbo in giacca e cravatta , posato sulla testa del signore dai capelli grigi , che sogna di fare un sei al Superenalotto. Disoccupato con moglie e figli all’università non ha mai amato la moglie per davvero ed è segretamente innamorato di un infermiera dall’alito micidiale. Ogni giorno , si reca in ospedale , dove lavora lei , per avere dalla suddetta una risposta seria, su come fare le ciambelle senza buco. E l’amore è una malattia contagiosa , che afferra il morto per il collo e lo sbatte nella fossa . Forse sarà una fessaggine, forse la ragione, mi ha preso un po’ la mano . Così assorto nei miei pensieri , saluto i due amici che escono dal bar e vado a prendermi un caffè anch'io. Mentre il signore dai capelli grigi , con il morbo attaccato ad un capello , se la gode a guardare , una donna seduta davanti a lui . Una donna è un dono da dividere con tutti quelli che ti amano . Una donna è l’ inverso della creazione , una alchimia biblica per andare presto al camposanto per la festa dei morti.


La città, continua a spopolarsi . I due amici escono , salgono in macchina per andare dove gli pare, mentre il signor con i capelli grigi , si toglie la giacca , cosi il morbo salta sul dorso della mano di un vecchio poi fa un triplo salto mortale , uno sbadiglio e s’infila nella borsetta di una signora di mezza età , che lesta sta correndo a casa a preparare la cena. Il mondo è un delirio, una canzone alla Bukowski, una giostra di cavallucci , colorati , che gira , gira intorno ad una infantile gioia , intorno a quella felicità che a volte regala una speranza , un asso di cuori uscito fuori dal mazzo di carte con cui si gioca a tressette con il morto.


Mi dispiace caro, ho fatto tardi dice la signora

Il marito è ignaro dell’ospite

La signora si toglie la giacca, posa la borsetta , nel tinello, cosi salta fuori il morbo , che si fa bello allo specchio, poi balla su un vaso di fiori , si diverte a tirare, la coda del gatto della signora , mentre intenta ai fornelli prepara la cena al marito . Noto avvocato della provincia di Napoli , un assicuratore scrupoloso, un impiegato integerrimo, un onorevole dai tanti volti , dalla grande volontà di conquistare più poltrone alla regione e alla Camera dei deputati.

E la signora gira il mestola nella brodaglia, mentre il morbo continua a ballare nella stanza da letto.

Cara sono a casa

Sei tornato, avrai , venduto l’anima al diavolo per essere qui a quest’ora.

No, ho parlato con l’arcangelo Gabriele in metro sulle quotazione della borsa di Milano

Che simpatico

Quante , stupidaggine dici

Cara sono le otto

Si la pasta è cotta

Io sono affamato

Io non reggo, questi ritmi ossessivi

Sei stata in centro oggi

Sono stata al bar dello sport a giocare per te una schedina

di totocalcio

Cara, tu sei unica, inimitabile.

Lo so , sono tua moglie, non un terribile morbo come dici tu a volte

Non avevo intenzione di offenderti

Sei rimasto a bocca asciutta

Sono del parere che bisogna essere per non essere, per capire il valore della vita.

Ma tu guarda che filosofia

Sono della stesso tuo parere

Possiamo dirci fortunati ad esserci conosciuti.

Già , io sono una parte di te

Si , ma che centrava rubare, un pezzo di cielo per me

Ho rubato un sogno per conquistarti

Certo, sono felice che tu mi adori

Amore , sei un vascello fantasma

Tu piccola mia , una scodella di minestra calda.


Cosi mentre marito e moglie, parlavano del loro amore , delle varie disperazioni acquisite e provate, della bellezza di stare insieme da trent’anni . Del tutto il resto , che non ha importanza , poiché quando si vuole bene una persona , ella ti trasforma la vita , ti fa mettere in giacca e pantofole, ti fa andare in vacanza con una dannata zanzara che ronza sempre più vicina alle orecchie.

E tutto quello che potevano , sperare, marito e moglie e di essere un giorno sepolti insieme, sopra una verdeggiante collina . E poter ammirare , dalla loro tomba, il mare in lontananza, le isole e l’orizzonte di quella libertà che instancabilmente, avevano inseguito per tutta la loro esistenza . Inconsapevoli di perché non essere mai riusciti a far nascere il frutto di quelle loro passioni , quel pargolo sogno che avrebbe unito in eterno il loro castigato amore per il bene dell’umanità.


Ed il morbo, se la godeva in cucina, giocava con il gatto, si cibava di leccornie varie e diventava sempre più grasso . Grasso a tal punto da sembrare un gatto lui stesso , un morbo vorace dai tentacoli e dagli occhi sanguigni , che metteva paura al solo pensarlo . Un morbo così non si era mai visto da quando la terra era nata , dai tempi di Adamo ed Eva.


Non esiste una morale per questa fiaba , neppure per il morbo che l’ abita, di certo non egli non è la parte migliore di questa storia , forse potrebbe essere la peggiore. E la città , continua ad essere in preda alla paura , alla pandemia , chi si nasconde sotto il letto , chi dietro mille mascherine di carta igienica , chi dietro la vecchia che in questa storia , si reca spesso in pellegrinaggio a piedi fino a san Pietro , fermandosi a volte in san Marcello , un attimo da Rita da Cascia a pregare per una guarigione imminente . Ed i denti alla vecchia , gli tremavano in bocca e l’ assaliva la paura del contagio, avanzava in lei un certo coraggio , che non era un coraggio qualsiasi , ma la forza della disperazione , venire a galla della sua coscienza , come i pesci all’amo dell' untore pescatore.


La città in poco tempo, rimase deserta. Tutti chiusi in casa ad aspettare quel vento di morte passasse. E fuori in strada dalle finestre si poteva vedere, danzare il mortale virus, fare una tarantella , una samba , con il colera. E la peste si teneva alla larga dal morbo in questione , ritenendolo non degno di attenzione , poiché cosa è la morte, cosa è la vita di un morbo . Marito e moglie, sapevano che sarebbero morti di li a poco, tempo di distanza , a causa del morbo , in questione. Il quale la sapeva lunga sulla logica dei fatti. Poiché esiste un confine della coscienza , esiste una certezza per questa infezione , che prosegue il suo tragico tragitto nel corpo della povera gente , senza badare a spese. Balla, ama il morbo , egli sa ballare al ritmo della samba , si spoglia fa la doccia, grasso tanto grasso, si riposa poscia sul seno della vecchia signora, che guarda la televisione . Una signora che spera e prega , passi tutto presto, perché gli anni trascorsi a scuola , gli hanno insegnato che esiste sempre una seconda scelta, una strada diversa , dalla malattia , che l’amore non è una molla , ne un canarino che sa cantare in gabbia e la libertà è una bella idea , senza il morbo tra le balle.


Il morbo in fondo, non era assai cattivo , aveva avuto anche lui una madre ed un padre un tempo. Era brutto, questo è vero , forse non voleva fare con intenzione del male all’umanità intera. Neppure alla signora che aveva incontrata al bar , che con lei era giunto in casa sua e fatto conoscenza con il gatto ed il marito. Il morbo era un virus virtuoso , forse , allevato in una provetta di laboratorio di ricerca , nato da un incesto di virus , asiatici e giapponesi , cinesi , thailandesi , napoletani ,marocchini , cecoslovacchi e turchi incavolati . Un morbo troppo banale , troppo educato o troppo disordinato , per dargli quello che si meritava . Ma la logica , raggiunge sempre un limite , raggiunge l’incredibile , nello specifico, trasforma la vita di chiunque in una quarantena . Poiché, per questa pandemia in molti invocano al miracolo per guarire dalla vendetta dei morti sui i vivi.



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