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Una storia di stainless

Questa storia è presente nel magazine Una donna racconta donne

Ricordi di Donne Bambine

benvenuta in vacanza

132 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 20 dicembre 2020 in Altro

Tags: #bambina #frammento #montagna #ricordi #vacanza

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"Ha bisogno di aria sana, smunta com'è", dice sua madre.
Anna è seduta sul divano della cucina, legge il Corrierino dei Piccoli con Andrea intanto che Antonio, per far loro un dispetto, tenta di strapparglielo dalle mani con forza, tutta la sua, e vede dal basso il rovescio di un altro foglio, tenuto in mano da suo padre, con la fotografia di una fila di bambine in grembiulino nero e collettino bianco.

E' il collegio estivo l'aria sana della montagna, ché pallida è solo lei e non la mamma, il papà o i suoi fratelli, per la fortuna del bilancio famigliare.

Dunque Anna, capelli corti che non possono treccine, si trova sulla corriera, lato passaggio, di fianco a Mariangela, molliccia di grasso e sudore, a percorrere una stradina polverosa, più un sentiero che non una via, la quale si fa orma confusa alle sue spalle, fino a quella sorta di eremo sulla cresta del monte che guarda la valle giù in basso, dove aveva lasciato suo nonno che "ciao, mi raccomando, mangia anche la minestra e le verdure non lasciarle sull'orlo del piatto, che lì non lo so se ci sono le galline" e "sì, nonno, le mangio, anche se mi fanno il vomito?" " sì, che sei brava".

La colonia estiva, agglomerato di piccoli insetti neri, raccolti in ambiente protetto da corvi rapaci, la faccia evidenziata da inamidati colletti, volto pòrto in bianche gorgiere inamidate.

Come se l'era immaginato l'ambiente: corridoi e stanze, e tutto ben alto, e un freddo frizzante che penetra brutto fin dentro le
ossa è l'aria sana da finestre spalancate sul cielo che solo un cielo è.
Non si vedono le ciminiere e gli sbuffi di fumo grigio che anche in estate consumavano l'azzurro del coperchio della sua vista.
E non comignoli.

Anna percorre gli spazi: è piccola e minuta, lei, e anche smunta ora si sente, tra l'eco che spara lontano il suo passo di sandaletti turchesi dalla suola di cuoio leggera, e la magrezza giallognola del pezzo di pelle in vista delle monache incartapecorite.
"Ecco qui" , dice madre Bertona, che ha la sottana di luce verde in trasparenza, "questo è il tuo letto, bambina" "Mi chiamo Anna" "Va bene. Questo è il tuo letto, bambina."

Ed è di ferro la testata, e Anna la tocca, e il suo di un letto l'aveva di legno, ed era della vena rosata del pero, e questo metallo è di un freddo che le fa ritrarre la mano.
Trova quella di Marianna vicina, la vuole stringere.
Ma Marianna non si prende; le dita di Anna non si fermano sul palmo di Marianna che scivola via verso il suo letto, la bocca aperta in un sorriso contento, due denti di meno, davanti.


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