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Una storia di Inmysoul

Nel tuo letto

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5 minuti

Pubblicato il 01 marzo 2021 in Erotici

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Quella mattina ero sola e, detto tra noi, non avevo proprio voglia di fare un cazzo. Come al solito andai in cucina e mi preparai un caffè; in sottofondo la lezione di biochimica clinica mi ricordava che la sessione estiva stava per cominciare e che, forse, avrei fatto meglio a cominciare a studiare invece che stare in mutande tutto il giorno a sentire passivamente le parole del professore.

Una volta che la lezione fu conclusa e che il professore ci salutò, decisi di prendere il libro - un bel mattone di 800 pagine - e di organizzare un po' la morte di cui sarei dovuta morire di lì a poche settimane. Come vi ho detto, però, quella mattina non avevo proprio voglia di fare un cazzo.


Aprii il libro e incominciai a sfogliarlo: il primo capitolo parlava di statistica e di grafici che probabilmente avrei già dovuto sapere ma che, come al solito, la mia mente aveva cancellato. Tra le varie figure, la curva di Gauss catturò la mia attenzione. Sarò strana io ma quel maledetto grafico a campana mi ha sempre ricordato un pene. Iniziai a ridere da sola, mi sentivo pazza ad associare la matematica ai genitali maschili.

Quel briciolo di serietà che avevo cercato di conservare fino a quel momento andò perso. Così chiusi il libro e mi gettai di peso sul letto.


Su quel letto ci si sentiva maledettamente soli. Ma non era male in fondo. Per eliminare dalla mia testa l'immagine di quel pene gaussiano chiusi gli occhi e provai ad addormentarmi.

Le mie intenzioni erano buone, ma in realtà accadde tutto il contrario: quel pene iniziò a prendere forma e a penetrare nei miei sogni.

Non era più un semplice pene immaginario, ora al suo posto c'eri tu. In tutta la tua essenza.


Eri sdraiato nudo sul tuo letto perso tra i tuoi pensieri. Io ero sulla soglia della porta. Feci un passo per avvicinarmi e tu ti accorsi della mia presenza. Il tuo sguardo a quel punto si fissò sul mio volto e mi penetrò. Io chiusi la porta.

A dirla tutta, non so bene come né perché mi trovavo nella tua stanza in quel momento. Non so neanche perché tu fossi nudo ad aspettarmi visto che probabilmente non ti ricordavi nemmeno di chi fossi. Forse eri nudo e basta e non stavi aspettando nessuno. Forse volevi solo masturbarti in santa pace.


In ogni caso la mia presenza non ti dispiacque affatto, anzi! Non appena i nostri sguardi si incrociarono capii che entrambi desideravamo la stessa cosa. Dopo qualche secondo di visibile confusione da parte tua, mi chiesi: - Cosa ci fai qui, Martina? Come hai fatto ad entrare in camera mia?

In realtà non lo sapevo neanch'io. Ma non risposi. Mi limitai a sedermi sul tuo letto e ti domandai con lo sguardo di farti un po' più in là.

Così mi hai offerto il tuo letto, un po' come fanno le mamme quando si è bambini e si fa un brutto sogno. Devo dire che però la visione che stavo avendo in quel momento era decisamente migliore.


A quel punto ci guardammo. Intensamente. Non ricordo di nessuno che mi ha mai guardata in quel modo come stavi facendo tu su quel letto. Il tuo sguardo era sufficiente per farmi comprendere le tue intenzioni.

Ti baciai. O meglio, infilai la mia lingua di prepotenza nella tua bocca. E tu ricambiasti.

Mi piaceva nel frattempo aggrapparmi ai tuoi riccioli neri e spingere la tua testa verso la mia.

Il tuo cazzo era di pietra e lo sentivo bene sfiorare la mia coscia.


In realtà io ero ancora vestita e aspettavo che fossi tu a spogliarmi. L'attesa non fu lunga, infatti dopo poco le tue labbra scesero verso il mio collo roseo e un brivido percorse la mia schiena. Durante i tuoi giochi con la lingua sul mio collo, le tue mani vigorose sbottonarono la mia camicetta bianca e il mio seno venne alla luce.

D'istinto mi alzai e salii sopra di te, sfilandomi la camicia dalle maniche. Avevo ancora i leggings addosso ma sentivo bene che il tuo cazzo mi voleva. Prima di accontentarlo volevo però giocare un altro po'.


Presi le tue mani e le portai con violenza verso il mio seno, facendo nel frattempo su e giù sul tuo membro con i miei glutei. Tu mi stringesti forte le tette e mi dissi: "sono le tette più belle che ho mai toccato in vita mia". Ammetto che queste parole aumentarono ancora di più la mia eccitazione. Così ti risposi "Ah, sì? Le vuoi assaggiare?" e te le sbattei in faccia, quasi a volerti soffocare.

Tu iniziasti a leccarmi i capezzoli, che nel frattempo erano diventati duri e prorompenti. Continuavi a ripetermi che ero bellissima e io, compiaciuta, continuavo a muovermi su e giù sopra il tuo corpo nudo.


"Ti prego, non ce la faccio più, il mio cazzo sta scoppiando", mi dissi tu. E io, che mi stavo divertendo molto, ti dissi: "E quindi cosa vorresti?".

Neanche il tempo di finire la frase che tu mi presi con forza, mi gettasti da un lato e mi sfilasti i pantaloni. A quel punto ti afferrai, aggrappandomi alla tua schiena e, baciandoti prepotentemente, ti feci stendere sopra di me. Presi la tua mano destra e la spinsi verso la mia vagina umida e desiderosa di ricevere il tuo tocco. Aprii leggermente le gambe ma tu me le spalancasti con fervore, infilando due dita nel mio orifizio.

Feci un piccolo sussulto e ti chiesi di fare piano. Tu mi dissi di non preoccuparmi e ripresi a baciarmi sulle labbra.


Iniziasti a spingere le tue dita avanti e indietro, aumentando gradualmente di intensità. La passione mi stava completamente travolgendo, tanto che iniziai a gemere senza neanche rendermene conto. Tu continuavi a baciarmi e nel frattempo io mi bagnavo sempre di più. Mi piaceva essere posseduta da te.


Inutile dire che dopo neanche un minuto eri già sopra di me, dentro di me.

Il tuo uccello iniziò a spingere con irruenza nella mia calda vagina e io avrei voluto che quel momento durasse per sempre. Continuavo a dirti di farmi male, mi piaceva la tua veemenza. E tu facevi come ti dicevo, provocando sul mio volto espressioni di intensa leggerezza.


A un certo punto, quando ormai eravamo entrambi al culmine del piacere, la porta della tua stanza si aprì.

Mi svegliai nel mio letto. Non era la prima volta che sognavo di te.




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