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Una storia di FlayLili

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Istinti

Quel battito animale...

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6 minuti

Pubblicato il 20 settembre 2018 in Altro

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Un sole rosso acceso si stagliava furibondo in un cielo dello stesso colore. Il deserto era rovente, ombre di vapore si disperdevano repentine nell'aria riarsa, evaporando dalla pozza d'acqua di un’unica oasi, minuscola, relegata in un angolo di deserto, circondata da miglia di sabbia infuocata.

La carovana proseguiva lenta. L'uomo cercava di non perdere di vista la guida che davanti a tutti tracciava il percorso da seguire. Il caldo però era opprimente e a tratti vacillava, restava indietro. Incautamente aveva già bevuto la sua scorta d’acqua e la sete lo tormentava.

In un delirio allucinante dei sensi vedeva immagini di cascate scoscianti, udiva un chiacchierio di fontane, un ticchettio di gocce incessanti, accattivanti, mentre intorno c’era solo un deserto allucinante. La gola gli stringeva fin quasi a soffocare.

“Non ne posso più, devo trovare l’acqua”.

Un'oasi misteriosa appariva e scompariva. Non sapeva se era realtà o solo un rifugio immaginario, e mentre il sole rosso acceso accennava a tramontare non seguì più la carovana, ma si diresse verso l’oasi.

Il cammello non voleva seguire le sue manovre. Si ritrovò sulla sabbia mentre l’animale tornava indietro verso la carovana.

Sopra la sabbia cocente, l’uomo avanzava a fatica, la mente in delirio, ma l’acqua era vicina. Gli ultimi metri li percorse strisciando sui gomiti. Finalmente arrivò, tuffò le mani nella polla e bevve, poi si sdraiò sotto l’ombra di una palma enorme, gli occhi appesantiti dalle palpebre calanti.

Uno scalpitio destò l'uomo dal torpore. Una nuvola di sabbia avanzava verso l’oasi. Poi le nuvole divennero due, e infine tre. L’istinto gli suggerì di appiattirsi dietro la palma e osservare.

Animali erranti avevano oltrepassato il loro habitat naturale, dove erano prede o cacciatori, e percorrevano il deserto.

Avevano fiutato a lungo la sabbia fine che si era insinuata nelle narici. L’istinto li guidava verso l’acqua, per spegnere la sete che li tormentava. Il sole rosso cominciava a calare, dietro una duna di sabbia; i colori diventavano più cupi e indefiniti, l'azzurro del cielo scuriva, ma il caldo asfissiante non accennava a diminuire.

Un lupo correva svelto. Le zampe sollevavano la sabbia cocente a mezz'aria, lo avvolgeva un'ondata polverulenta. Granelli di sabbia ricoprivano la sua pelliccia bruna che sembrava quasi maculata, ma come gocce di pioggia, repentini, cadevano. La preda che inseguiva gli era sfuggita, forse sepolta sotto qualche duna. Davanti a sé vedeva solo nuvole di sabbia, sollevate dal vento, le fauci erano aride.

Una gazzella lanciava in avanti le gambe, esili come fuscelli. Avanzava decisa, per un caso fortuito era approdata nel deserto. I cacciatori si erano appostati per prendere la mira, ma un frusciare di foglie l'aveva messa in allerta e allora si era affidata alla corsa.

Le sue orme si allineavano sulla sabbia in maniera disordinata.

Un vecchio leone galoppava possente. Si era allontanato dal branco lasciandolo in un’arida radura. Accecato da quell’inconsueto sole rosso, si era inoltrato nel deserto. L’istinto gli aveva fatto sentire la presenza dell’oasi.

Il ghibli soffiava impietoso su di loro e sull’uomo appiattito contro la palma che pregava affinché gli animali non si accorgessero della sua presenza.

Le tre nuvole arrivarono all’oasi quasi contemporaneamente e i tre animali si studiarono a vicenda.

La gazzella tremava spaurita, i suoi occhi dolci chiedevano pietà. Il leone emise uno stanco ruggito: non voleva dividere l'acqua o l'ombra della palma, doveva prepararsi alla lotta, dimostrare di essere il più forte.

Il lupo aveva gli occhi tristi, guardava il leone e la gazzella e non sapeva più se era preda o cacciatore.

L’aria era pregna del loro odore animale. L’uomo non lo sapeva ma si avvertiva anche il suo, solo che sembrava passare inosservato.

I tre animali si acquattarono per terra, ai piedi della palma: la gazzella al centro, il leone e il lupo ai due lati. Entrambi sembravano proteggere, con la loro presenza, l'unica preda.

“Sono più anziano, giocherò d'astuzia. Guai se si azzarda a toccarla!” pensava il leone.

“Sono molto più agile e giovane, sarà un gioco averla vinta” considerava il lupo.

La gazzella si sentiva, nello stesso tempo, braccata e protetta dai due animali feroci. Sapeva che fino a che nessuno dei due si muoveva era al sicuro, ma dopo un po’ non sopportò più la sete.

Appena si mosse, il leone che stava per intervenire fu bloccato dallo sguardo d'acciaio del lupo. La gazzella andò a bere, il lupo e il leone aspettarono il loro turno. Il lupo si riservò per ultimo lasciando la precedenza al vecchio leone.

Ottenebrati dall’aria rarefatta, i tre animali se ne stavano distesi all'ombra, insieme, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il leone e il lupo non pensavano più alla gazzella come preda. Il lupo con gli occhi tristi guardava il leone. Era successa una cosa strana, inconsueta: l'oasi era diventata una zona franca.

L’uomo approfittò di quel momento di tregua per andar via. Allo stesso modo di come era arrivato cominciò a strisciare sulla sabbia; ogni metro che avanzava gli sembrava l’ultimo, ma non demordeva.

Quando pensò di essersi allontanato abbastanza, si alzò in piedi e corse a perdifiato, fino a che stremato crollò a terra.

“Forse morirò, ma almeno sono scampato dalle fauci degli animali” pensò.

Chiuse gli occhi e si lasciò andare. Un rumore gli fece alzare la testa: era la sua carovana. Non seppe dove trovò l’energia, ma cominciò ad agitare le braccia come un forsennato e a gridare: «Aiuto, sono qui!»

Qualcuno lo vide e lo indicò alla guida berbera.

Il sole rosso acceso cominciava a scomparire dietro la duna di sabbia. All’ombra della palma gigantesca i tre animali si scrutavano. Il riposo aveva dato modo di recuperare le forze.

Il leone si alzò per primo scuotendo la criniera: era pronto. Il lupo allungò il muso verso l’alto e si lanciò in uno stridente ululato. La gazzella sgranchì le gambe agili: sapeva che su di esse avrebbe dovuto fare affidamento.

Appena si allontanarono dall'oasi, la gazzella ridiventò preda, il lupo e il leone cacciatori.

La corsa riprese inarrestabile.

“È mia!”. “È mia!” pensavano entrambi, pregustando il sapore della carne.

Il lupo mostrava i denti, digrignandoli per apparire spaventoso, il leone ruggiva arrogante.

Correva la gazzella, leggera, come portata dal vento. Ampia la sua falcata che divorava il deserto, elegante il suo portamento, anche nella fuga.

Dritte le orecchie del lupo attento a ogni fruscio, i denti stretti in una morsa. Morbido il vecchio leone nella sua corsa incessante e la fulva criniera arrossata dal sole che tramontava.

L'arcobaleno nel cielo cominciava a fondere i suoi colori. Il cielo del deserto diventò blu notte.

Stremata, la gazzella pensò di arrendersi.

“Basterebbe un minuto, fermarsi, lasciarsi sopraffare e poi più nulla”.

L'ombra blu del cielo le donava un po' di refrigerio, poi le sue narici avvertirono un odore inconfondibile, che conosceva bene. Odore di alberi, di resine, di erbe: era la sua savana.

Forse stava sognando, ma che delizia poter raggiungere quel sogno. Le sue zampe non toccavano nemmeno per terra, sembravano galleggiare nell'aria. S'inoltrò in un folto bosco, ricco di nascondigli. I rami l’accolsero festosi, fruscianti di foglie. Ignara vi si affidò, docilmente, si distese sul letto verde; il piccolo cuore batteva all’impazzata.

Il leone e il lupo fecero appena in tempo a vederla scomparire.

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